mercoledì, Dicembre 19, 2018
LA VOCE DEL MASTER

Storie dal Mare

LA VOCE DEL MASTER – Dal 18 al 20 novembre 2010 si è tenuta a Dublino, presso il Trinity College, la conferenza “Oceans Past III: Stories from the sea – history of marine animal populations and their exploitation” in conclusione del progetto decennale History of Marine Animal Populations, la componente storica del Census of Marine Life..

Il progetto ha coinvolto più di 100 storici, ecologi, scienziati della pesca, biologi e archeologi dal Canada alla Nuova Zelanda, passando per il Mediterraneo, per cercare di rispondere alle domande: com’erano i mari nel passato, prima dell’attuale sfruttamento eccessivo, dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento? È possibile ricostruire la storia del mare, e che importanza può avere oggi per le attività umane?

Il messaggio che è emerso in questa tre giorni dedicata all’ecologia storica dei mari, cui hanno partecipato circa 200 ricercatori da tutto il mondo in un’atmosfera decisamente informale, è che sì, si può, ed è essenziale per l’attuale gestione e conservazione degli ecosistemi marini.

La crisi della pesca è un fenomeno globale. Si pesca sempre meno, e molte specie (spesso di elevato valore commerciale, si pensi al tonno rosso) sono sovra sfruttate e stanno scomparendo da aree in cui si pescavano solo pochi decenni fa. Dal 1990 la produzione alieutica mondiale è ferma sotto i 100 milioni di tonnellate l’anno, malgrado l’aumentata efficienza dei pescherecci e l’ingresso in aree un tempo inaccessibili. Semplicemente il mare non può produrre più di così.

La storia ci dimostra come la guerra sia un ottimo manager dei mari. Lo aveva già osservato un secolo fa Umberto D’Ancona, professore dell’Università di Padova e fondatore della stazione idrobiologica di Chioggia. Raccolse e analizzò i dati di cattura dei maggiori porti dell’Alto Adriatico (Venezia, Fiume e Trieste) a partire dal 1905 fino a dopo la seconda Guerra. Sulla base di queste statistiche valutò l’andamento delle catture prima e dopo il fermo bellico conseguente i due conflitti mondiali. I pesci cartilaginei (squali e razze), tipici predatori apicali, erano aumentati grazie al minor sfruttamento ed alla ridotta cattura delle specie di cui si alimentavano, le quali invece erano meno abbondanti per via dell’aumentata predazione. Vito Volterra (di cui ricorre quest’anno il 150° anniversario della nascita), eminente matematico e genero di D’Ancona, ne usò gli studi nel 1926 per descrivere con formulazioni matematiche la relazione tra prede e predatori. Le sue equazioni, conosciute come equazioni di Lotka-Volterra, sono tuttora alla base della teoria ecologica quantitativa.

Oggi gli scienziati propongono modalità più pacifiche e rivolte alla sostenibilità. Come D’Ancona e Volterra, raccolgono e analizzano documenti storici: cataloghi delle specie compilati dai naturalisti, reperti archeologici, registri delle tasse, dati dei mercati ittici fino ad arrivare ai moderni programmi di monitoraggio delle risorse.

Poul Holm, coordinatore del progetto History of Marine Animal Populations, spiega: “la ricerca storica ci permette di capire quanto l’umanità sia sempre dipesa dalle risorse marine per soddisfare bisogni economici, sociali, alimentari e culturali. Queste conoscenze sono necessarie per gestire gli ecosistemi. Fortunatamente solo poche specie si sono estinte. Gli oceani sono ampi e profondi, e molte specie possono tornare alle abbondanze del passato, se glielo permettiamo. Conoscere com’era la vita nei mari, quindi, ci permette di valutare come saranno gli oceani nel futuro, se li rispettiamo e conserviamo con politiche adeguate.”

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