FOTOGRAFIA

Le immagini che hanno fatto la scienza

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FOTOGRAFIA – Ci piacciono le immagini. Comunicano molto più rapidamente delle parole. E di immagini, per raffigurare idee e concetti, si è sempre servita anche la scienza. Dalle antiche costellazioni del cielo alla rappresentazione dei quark, dal sistema eliocentrico copernicano alla tavola periodica, dagli atlanti di anatomia del Rinascimento alle lastre a raggi X, dalle cartine geografiche alle fotografie satellitari che oggi guidano i moderni esploratori, per millenni le immagini hanno accompagnato le grandi scoperte scientifiche, facilitando la comprensione della natura e delle sue leggi, e spesso divenendo così familiari da trasformare quelle scoperte in patrimonio dell’umanità. Basti pensare al modello dell’atomo di Bohr, alla doppia elica del Dna, alla tettonica a placche, al buco dell’ozono o alla spiegazione del teorema di Pitagora, solo per fare alcuni esempi entrati nell’immaginario collettivo. John Barrow, professore di matematica all’Università di Cambridge, cosmologo e infaticabile divulgatore, ha deciso di farne un saggio. In Le immagini della scienza, edito da Mondadori e vincitore del Premio Letterario Merck-Serono 2011 (insieme a Bruno Arpaia, autore del romanzo L’energia del vuoto, Guanda), Barrow ripercorre cinquemila anni di storia a colpo d’occhio.

“È una mia personale selezione di figure”, spiega l’autore. “Ne ho scelte alcune per il loro valore estetico, come l’immagine della Terra che sorge, fotografata nel 1968 dall’astronauta dell’Apollo 8. Altre sono pietre miliari della scienza. Altre ancora sono icone, come la cartina della metropolitana di Londra, che fu prima mappa topologica, in cui cioè si rappresenta fedelmente non già dove si trovano le stazioni, ma come sono collegate tra loro”.

Com’è nata l’idea di scrivere un saggio nel quale fossero le parole a modellarsi sulle immagini, e non viceversa? “Siamo stati testimoni di una rivoluzione, anche se diversa da quelle che ci hanno preceduto”, risponde lo scienziato. “La diffusione di computer e di programmi accessibili a tutti come il Power Point hanno reso più semplice creare foto, grafici, filmati. Quand’ero studente, a metà degli anni Settanta, era un’impresa inserire un’immagine, non dico a colori, ma anche in bianco e nero, in un articolo scientifico. Oggi proiezioni, simulazioni, grafica sono pane quotidiano per i ricercatori. La rivoluzione informatica ha cambiato il modo in cui si fa scienza, dando alla scienza un carattere molto più immediato e visivo. Così ho pensato di prendere in considerazione il ruolo delle immagini, nel corso dei secoli. Se volevi fare lo scienziato nel XV o nel XVI secolo, e studiare anatomia o botanica, dovevi saper disegnare o conoscere un bravo illustratore. Non c’era la fotografia e il disegno era l’unico modo per raccogliere le informazioni”.

Ogni immagine ha una storia da raccontare. Talvolta insospettabile. Come nel caso del dipinto Notte stellata, di Vincent van Gogh. Ecco perché Barrow ha inserito anche quest’opera d’arte in una galleria di foto scientifiche: “Per la prima volta vediamo le stelle del cielo disegnate come vortici di luce. Sono convinto che il pittore, appassionato di astronomia, avesse visto le immagini della galassia a spirale M51, anche chiamata galassia Vortice, riprese nel 1845 da William Parsons e riprodotte su libri e giornali di tutta Europa”.

Le immagini scientifiche spesso non hanno a che fare soltanto con la scienza, e come ci mostra Barrow è vero anche il viceversa. Buona visione!

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