AMBIENTEULISSE

Pesca grossa

AMBIENTE – Si aspettava una cattura piuttosto comune dalle reti lasciate di notte per far incetta di seppie. E invece la sorpresa: ad attenderlo un tonno rosso (Thunnus thynnus) lungo oltre due metri e di oltre 2 quintali di peso. È successo giovedì scorso in laguna di Venezia a un pescatore che, partito con più banali intenzioni, si è trovato a dover issare a bordo un simile colosso facendo ricorso ad un’altra barca d’appoggio.

È un evento a dir poco eccezionale. “Tonni di queste dimensioni oggi sono piuttosto rari anche in mare aperto” afferma Luca Mizzan, biologo marino del Museo di Storia Naturale di Venezia. “Eppure alla fine dell’Ottocento l’industria del ‘tonno gigante’ in Alto Adriatico, soprattutto nella sua costa orientale, era molto fiorente grazie all’abbondanza delle sue prede, il pesce azzurro, che caratterizza quest’area. Solo che ora ne abbiamo perso memoria”.

Se non più tardi del secolo scorso il Nord Adriatico così come il mare di fronte alla laguna di Venezia erano solcati da questi grandi predatori marini, attualmente il tonno rosso rappresenta una specie a grave rischio di estinzione perchè oggetto di una forte pressione di pesca, sia legale che illegale.

“Non si tratta comunque del primo avvistamento di questa specie in laguna di Venezia” afferma Riccardo Fiorin di Laguna Project, società che svolge attività di monitoraggio, indagine e studio di carattere ambientale in ambito lagunare e marino costiero.

Nel 2010, infatti, Fiorin e colleghi hanno riportato sul Bollettino del Museo di Storia Naturale di Venezia la prima segnalazione ufficiale del ritrovamento di tonno nelle acque basse della laguna. In quel caso l’animale rinvenuto era molto più piccolo: pesava circa 50 kg per un metro e mezzo circa di lunghezza. Avvistato dai pescatori il tonno era stato confinato in uno specchio d’acqua e quindi catturato dalle reti.

Secondo gli esperti, l’individuo rinvenuto più di recente, di un’età stimabile attorno ai dieci anni, potrebbe aver risalito l’Adriatico seguendo la corrente e raggiunto la laguna grazie allo scavo di imponenti bocche di porto e canali navigabili che invitano a incursioni a caccia di facili ed abbondanti prede o – cosa non impossibile – sulla scia degli avanzi gettati in mare da qualche grande nave diretta alla Serenissima. Finendo poi – ahimè – per sostituirsi alle meno pregiate seppie sul mercato locale.

Crediti immagine: Alexandre Dulaunoy

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