CRONACAULISSE

Se mi lasci, non posso cancellarti

Crediti immagine: woodleywonderworksCRONACA – Ricordate la famigerata molecola della memoria? Beh, dimenticatela. A quanto pare si è trattato di un abbaglio, o meglio di una sovrastima, almeno secondo due nuovi studi (questo e questo) pubblicati il 2 gennaio scorso su Nature. L’enzima, che si chiama M-ζ chinasi (PKMzeta), dal 2007 circa ha iniziato a suscitare scalpore. Secondo il suo scopritore, Todd Sacktor, e secondo alcuni studi successivi l’attività di questa molecola sarebbe fondamentale per “fermare” in memoria un ricordo (e la sua assenza ne favorirebbe la scomparsa).

Peccato che ora due gruppi indipendenti di ricercatori abbiamo usato un modello animale, dei roditori ingegnerizzati privi di questo enzima e senza alcun problema di memoria. Per stessa ammissione dei due gruppi, uno capitanato da Richard Huganir dell’Università Johns Hopkins University e l’altro da Robert Messing dell’Università della California, di San Francisco, i risultati sono stati una sorpresa e dimostrano in maniera abbastanza conclusiva che la molecola non è l’unica responsabile della formazione del ricordo a lungo termine. Non significa che l’enziam non abbia una qualche funzione in memoria, ma che certamente non ha un ruolo essenziale. Sanktor dalla sua ha ribattuto subito che i risultati non sono troppo sorprendenti: un altro gene potrebbe aver compensato la mancanza dell’enzima (come spesso succede in questi topi in cui viene cancellata qualche sequenza di DNA).

In realtà però il team di Huganir ha anche cancellato solo temporaneamente e in topi adulti la presenza dell’enzima (somministrando un farmaco) e questo contrasta con l’ipotesi di qualche meccanismo di back-up che si forma durante lo sviluppo dell’organismo. L’ipotesi più prudente al momento è che esistano diversi processi paralleli per la consolidazione dei ricordi nella memoria a lungo termine.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Amo e allevo roditori (gerbilli e criceti) perché utilizzare i roditori per questi esperimenti? Non è possibile evitare di utilizzarli? Ma hanno poi un riscontro pratico anche nella nostra specie?
    Grazie.

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