mercoledì, Dicembre 19, 2018
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C’è un (altro) secondo da perdere

Il 30 giugno 2015 durerà un secondo in più, per sincronizzare gli orologi atomici con la rotazione terrestre. L'ultima volta i sistemi informatici non l'hanno presa bene

Stuart Richards - Flickr
ATTUALITÀ – In tutto il mondo è noto come leap second, in italiano si traduce con l’espressione ‘secondo intercalare‘. Comunque lo si voglia chiamare significa che, per mantenere i nostri orologi sincronizzati alla perfezione con la rotazione terrestre, periodicamente occorre attendere un secondo, ossia far durare una giornata un secondo in più oltre le 23:59:59.

Il giorno scelto per il 2015 è martedì 30 giugno, quando per la ventiseiesima volta dal 1972 avremo un minuto da 61 secondi. Per la precisione, al National Physical Laboratory (NPL) di Londra è stato stabilito che il ritardo negli orologi di tutto il mondo sarà introdotto allo scoccare della mezzanotte del fuso orario di Greenwich, cioè quando nel nostro Paese le lancette staranno per indicare le 2 del mattino del primo di luglio.

Chi sarà ancora sveglio nel cuore della notte potrà tentare di osservare in diretta l’aggiornamento automatico sugli orologi di smartphone o computer, ma occorrerà stare molto attenti per riuscire appena a notare qualcosa. Escluso dunque il rischio di jet lag o di alterazione dei ritmi circadiani, i tecnici sono preoccupati soprattutto per il modo in cui i sistemi informatici potrebbero reagire a questa anomalia. L’ultima volta che è stato introdotto un secondo intercalare, il 30 giugno del 2012, alcuni server fra cui quelli di Reddit e LinkedIn divennero instabili, mentre in Australia i sistemi di check-in della compagnia Qantas smisero di funzionare e causarono il ritardo o l’annullamento di oltre 400 voli.

Tre anni fa, tra l’altro, quella sorta di Millennium Bug arrivò nella notte tra sabato e domenica, quando molti sistemi informatici globali erano chiusi per il fine settimana. Nel caso di quest’anno, invece, la sincronizzazione avverrà nella notte tra martedì e mercoledì, non solo a cavallo tra due giorni lavorativi ma anche mentre buona parte dei mercati finanziari statunitensi saranno ancora aperti. Attualmente la precisione richiesta agli orologi che regolano flussi globali di dati è dell’ordine dei microsecondi, ossia del milionesimo di secondo: se gestito nel modo sbagliato, un ritardo di un secondo potrebbe avere effetti devastanti su sistemi che vanno dai segnalatori gps ai telefonini, dai sistemi di fornitura dell’energia al controllo del traffico aereo, dalle transizioni in Borsa ai sistemi di compravendita online.

Tecnologia vs natura

L’estremo bisogno di accuratezza negli orologi atomici sincronizzati con il Tempo coordinato universale (UTC, in sostanza l’ora di riferimento di Internet) contrasta però con il ritmo imperfetto e irregolare della rotazione terrestre. La frequenza con cui il nostro pianeta ruota attorno al proprio asse è influenzata da numerosi fattori tra cui ad esempio l’attrazione gravitazionale della luna e del sole, i terremoti di magnitudo elevata, le grandi eruzioni vulcaniche, lo scioglimento dei ghiacciai, la rotazione del nucleo terrestre, la circolazione dei venti e le perturbazioni atmosferiche.

L’effetto complessivo di tutti questi fattori (alcuni prevedibili e altri no) è che la Terra sta, in modo quasi impercettibile, rallentando. Così in tutto il mondo, per evitare che lo sfasamento tra orologi e alternanza notte-dì diventi significativo, si è deciso di aggiungere un secondo intercalare ogni volta che il divario tra tempo atomico e tempo terrestre si avvicina a un secondo. Gli scienziati hanno stimato che la terra rallenta il suo moto di rotazione di circa 2 millesimi di secondo al giorno, quindi la correzione di un secondo si rende necessaria grossomodo ogni anno e mezzo, ossia a intervalli di 500 giorni.

È davvero necessario?

Quasi tutte le aziende si limitano ad adeguarsi a questa decisione, con l’eccezione di Google. La società di Mountain View infatti risolve il problema rallentando i suoi orologi per tutta la durata dei giorni bisestili, rendendo un po’ più lungo ciascun secondo e togliendo la necessità di introdurne uno in più, con tutto il potenziale caos che ne deriva. Una scelta simile, annunciata dalla Australian Stock Exchange, è di distribuire il secondo extra in un periodo di 20 minuti.

Il secondo intercalare, introdotto sempre alla fine di giugno o il 31 dicembre, è oggi considerato “un ottimo compromesso”, ma sul tavolo ci sono già da anni proposte alternative. Fra queste l’idea di introdurre sfasamenti più lunghi, ma di conseguenza meno frequenti, oppure di lasciare scorrere il tempo senza apportare correzioni, accettando che si crei una differenza tra il tempo solare e quello convenzionale. A quel punto, però, il tempo perderebbe di significato, diventando solo una pura astrazione. Per i prossimi mesi è in previsione l’ennesimo incontro delle istituzioni che si occupano di tempo per discutere tutte le ipotesi, ovviamente a Ginevra.

@Gianluca_Dotti

Leggi anche: I soldi non fanno la felicità. Il tempo sì.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Stuart Richards, Flickr

Gianluca Dotti
Giornalista scientifico freelance. Sui social sono @undotti

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