Materia oscura, una “ragnatela” nell’universo

La materia oscura potrebbe essere distribuita nel cosmo come una “ragnatela” uniforme, anche se molto meno densa del previsto. Questa la conclusione della campagna di ricerca Kilo Degree Survey, KiDS, possibile grazie alle osservazioni del telescopio Vlt dell’Eso

La scoperta della campagna KiDS riscrive quanto fino a oggi immaginato osservando i dati della missione Planck dell’Agenzia spaziale europea. Crediti immagine: Kilo-Degree Survey Collaboration/H. Hildebrandt & B. Giblin/ESO

SCOPERTE – Come è distribuita la materia oscura nell’universo? Sappiamo che la massa nel cosmo si compone di appena il 5% di materia visibile e per il 25% di materia oscura e per ora non siamo riusciti ad averne una osservazione diretta. Se ad oggi gli astronomi supponevano che la materia oscura fosse distribuita in agglomerati, per esempio intorno ai dischi delle galassie, ora un nuovo studio spiega che la sua distribuzione sarebbe più uniforme di quanto finora ipotizzato. L’immagine che meglio descrive i nuovi risultati è quella di una “ragnatela” di materia oscura, che potrebbe essere dunque meno densa del previsto.

I risultati del nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e si devono alla campagna di ricerca KiDS (Kilo Degree Survey) coordinata dall’università di Edimburgo e dagli atenei di Leida, in Olanda, e Swinburne, in Australia, insieme all’istituto tedesco Argelander. Il progetto è stato finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc), a cui ha collaborato anche l’Istituto nazionale di Astrofisica, Inaf.

Gli scienziati hanno osservato 15 milioni di galassie lontanissime (ovvero che si trovano a una distanza di oltre 6 anni luce dalla Terra) grazie al telescopio Very large telescope, dell’European Southern Observatory, che si trova in Cile. Si tratta di un’area di osservazione molto ampia, pari a circa 2200 volte la dimensione apparente della Luna piena. I ricercatori hanno posto la loro attenzione sul fenomeno del lensing gravitazionale, un effetto previsto dalla teoria della relatività elaborata da Albert Einstein secondo cui una galassia a noi più vicina è in grado di curvare e amplificare il segnale luminoso proveniente da una galassia più lontana, facendone un ingrandimento proprio come accadrebbe con una lente.

Proprio osservando le distorsioni prodotte dalle galassie sulle galassie lontanissime osservate da Vlt, gli astronomi sono stati in grado di dedurre non solo la massa della materia oscura, calcolata in passato proprio sfruttando l’effetto del lensing gravitazionale, ma anche la sua distribuzione. I ricercatori hanno così osservato che la materia oscura segue una distribuzione più uniforme di quanto ritenuto fino ad oggi, cioè somiglia ad una sorta di ragnatela cosmica che pervade l’universo.

La scoperta della campagna KiDS riscrive così quanto fino ad oggi immaginato osservando i dati della missione Planck dell’Agenzia spaziale europea, Esa, che nel 2013 ha ottenuto una mappa dell’universo primordiale basata sulla radiazione cosmica di fondo nella frequenza delle microonde. La differenza si deve al fatto che mentre Planck ha osservato la distribuzione della materia oscura al momento della nascita dell’universo, subito dopo il Big Bang, le osservazioni con il metodo del lensing gravitazionale di Vlt hanno osservato l’universo come si presenta a noi oggi.

Proprio queste differenze segnano come le attuali teorie sull’evoluzione dell’universo debbano essere riviste e aggiornate, come sottolineato da Nicola Napolitano, dell’Inaf di Napoli e responsabile locale del team KiDS:

“Queste discrepanze rivelano che ci sono importanti dettagli nelle attuali teorie sull’evoluzione dell’Universo che devono essere aggiornate e che necessitano di ulteriori indagini, per esempio usando la strumentazione ancora più avanzata che entrerà in funzione dopo il 2020, come il satellite Euclid o il telescopio LSST, in cui c’è un importante interesse della comunità scientifica Italiana”.

La strada alla scoperta dell’universo e della materia oscura è una tela ancora da tessere.

@oscillazioni

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Informazioni su Veronica Nicosia ()
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

5 Commenti su Materia oscura, una “ragnatela” nell’universo

  1. mauro marchionni // 19 dicembre 2016 alle 9:59 // Rispondi

    una piccola imperfezione nel tuo buon articolo:
    “una galassia a noi più vicina è in grado di curvare e amplificare il segnale luminoso”….
    il segnale luminoso non è “amplificato” perchè per amplificare un segnale ci vuole energia; è invece l’immagine della stella che viene “dilatata”.
    comunque, piccolezze a parte, va bene così

  2. La materia oscura è rappresentata da una maglia di stringhe elastiche di materia oscura, disposte in tanti cubi di dimensioni infinitesimali, costruiti ciascuno sulla diagonale di un altro, in modo tale da formare spirali che si dilatano all’infinito. Le maglie compenetrano la materia che noi conosciamo in modo inversamente proporzionale alla sua densità. Quando la massa diventa impenetrabile, le maglie elastiche si addensano attorno ad essa e costituiscono la forza gravitazionale che “spinge” gli altri corpi verso di essa, come la corda di un arco spinge una freccia o come un palloncino immerso nell’acqua viene spinto verso l’alto, mentre una spugna, compenetrata dall’acqua, rimane inerte. L’interno di un pianeta rappresenta un vuoto di tensione, verso il quale vengono spinti gli oggetti, come gli oggetti contenuti in un aereo vengono spinti nel vuoto circostante quando si apre un portellone. Non è il vuoto che attrae, ma la pressione interna che spinge.
    L’ipotesi potrebbe spiegare i movimenti di traslazione e di rotazione dei corpi celesti, ad opera delle spirali elastiche in cui sono immersi e spiegherebbe anche la spinta che subiscono le placche tettoniche del sud del pianeta sotto quelle del nord, con conseguente innalzamento delle catene montuose e relativi terremoti.
    Se la mia ipotesi fosse vera, le onde di marea non sarebbero attratte dalla Luna, ma provocate dalla sua compressione come un rullo compressore che ruota attorno alla Terra.
    La luce, come tutte le onde elettromagnetiche che attraversano lo spazio, scorre lungo le stringhe di materia oscura e diventa più intensa laddove le stringhe si addensano per effetto dei corpi celesti che vi sono immersi.
    Un modello di una simile rete di cubi può essere rappresentato dai cubi di pirite di ferro, dai quali sporgono talvolta altri cubi più piccoli, ma messi di sghimbescio, facendo sorgere il sospetto che siano costruiti sulle diagonali di cubi di dimensioni più piccole.
    Fantasioso, no?
    Carlo Enea Pezzoli

  3. 6 anni luce ?
    Mi sembra pochino …!

  4. mauro marchionni // 7 gennaio 2017 alle 9:05 // Rispondi

    ovviamente non ci sono conferme sperimentali della ipotesi di Pezzoli, come del resto non ce ne è alcuna su tutta la storia della materia oscura.
    Mi domando però perchè Pezzoli ha sentito il bisogno di elaborare questa sua strana teoria o, ancora, che cosa meglio delle altre spiega questa sua nuova ipotesi cosmologica.
    grazie

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