Fukushima, radiazioni da record nel reattore n.2

Le radiazioni non stanno fuoriuscendo dal reattore, ma secondo le misurazioni TEPCO al momento si tratta di 530 sievert per ora

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L’intero smantellamento della centrale di Fukuschima richiederà svariati decenni. Crediti immagine: Giovanni Verlini / IAEA

ESTERI – Gli occhi di tutto il mondo si sono nuovamente puntati su Fukushima quando martedì 31 gennaio la TEPCO (Tokyo Electric Power Company), la compagnia elettrica giapponese che possiede la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, ha annunciato di aver – probabilmente – individuato i resti di combustibile sotto il reattore numero 2. I livelli di radiazioni rimanevano estremamente alti e pericolosi, ma aver individuato l’accumulo di combustibile era un primo passo verso la sua rimozione: l’intero smantellamento della centrale, come pronosticato fin dall’inizio, richiederà svariati decenni, e simili accumuli potrebbero trovarsi in tutti e tre i reattori danneggiati. I costi arriveranno a toccare i 200 miliardi di dollari, praticamente il doppio rispetto alle prime stime, una differenza che – riporta il Guardian – si andrà a coprire anche con bollette più elevate a carico dei consumatori.

I resti di quello che si pensa essere il combustibile, sotto forma di barre di uranio disciolte, non si trovava lì prima dell’11 marzo 2011, quando la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori di Fukushima ha causato l’incidente nucleare più grave dopo Chernobyl (entrambi sono catalogati a livello 7, catastrofico, sulla scala INES, International Nuclear and radiological Event Scale). “Si tratta di un grande passo avanti perché abbiamo raccolto dati preziosi per il processo di smantellamento, compresa la rimozione dei resti di combustibile”, ha commentato un ufficiale TEPCO. L’ultimo successo in questo senso risale ormai al 2013, quando la compagnia è riuscita nella rimozione di altre barre di combustibile già utilizzato.

Eppure alla “buona notizia” si accompagnano dati molto preoccupanti: i livelli di radiazioni nel reattore numero 2 sono al massimo da quando si è verificato l’incidente, nonostante siano trascorsi quasi sei anni. Radiazioni che non stanno fuoriuscendo dal reattore, ma secondo le misurazioni della TEPCO si tratta di di 530 sievert per ora, livelli che gli esperti hanno descritto come “inimmaginabili” rispetto agli ultimi registrati, già considerati da record, di 73 sievert per ora all’interno del reattore. Se l’esposizione a un sievert è abbastanza da causare avvelenamento da radiazioni, con nausea intensa, vomito e altri gravi sintomi, una dose di 10 risulta fatale nel giro di qualche settimana.

Comprendere le condizioni all’interno del reattore è estremamente difficile, un’incertezza che continua a far rimandare le operazioni di smantellamento. La prossima fase dovrebbe consistere nell’invio di un robot nel reattore numero 1, mentre i nuovi livelli registrati nel numero 2 rendono sempre più complicata l’impresa: il robot che dovrebbe entrarvi è progettato per resistere a 1000 sievert, il che significa che potrebbe durare meno di un paio d’ore prima di essere reso inutilizzabile dalle radiazioni.

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Sotto al recipiente all’interno del reattore 2 si è formato un gruppo buco, forse a causa del combustibile che si è sciolto. Crediti immagine: TEPCO

L’analisi delle immagini ha anche rivelato un grosso buco, del diametro di un metro, al di sotto del recipiente in pressione all’interno del reattore. Secondo la TEPCO potrebbe essere stato causato dal combustibile che si è sciolto, per poi penetrare il recipiente dopo lo tsunami che ha messo fuori uso il sistema di raffreddamento di riserva della centrale. Ma per ora, come ha detto all’agenzia AFP il portavoce TEPCO Tatsuhiro Yamagishi, si tratta solo di un’ipotesi.

@Eleonoraseeing

Per saperne di più sull’incidente nucleare di Fukushima e per un confronto con Chernobyl:

Fukushima, è solo l’inizio (2013)

Fukushima, tre anni dopo (2014)

Anomalie nel sangue dei macachi di Fukushima: quali i rischi? (2014)

Fukushima, i sedimenti contaminati seppelliti nei fondali (2015)

Il riso di Fukushima ora è sicuro? (2015)

Chernobyl e Fukushima, similitudini e differenze (2016)

Quanto sono sicure le centrali nucleari in Europa? (2016)

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Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collabora con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrive soprattutto di etologia e cognizione animale e si occupa di copywriting scientifico. Nel 2016 ha vinto il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "SID- Diabete Ricerca" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

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