sabato, Ottobre 31, 2020

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POLITICA

Fairplay per lo SKA

Dall'inizio si sapeva che lo Square Kilometer Array (SKA) avrebbe avuto un parto complicato, ora il governo britannico rischia di farlo abortire.
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Dieci, cento, mille Margherite

COSTUME E SOCIETÀ - Le astronome italiane sono brave, a volte bravissime, e un po' meno discriminate che altrove, scrivono Francesca Matteucci, dell'università di Trieste e presidente del Consiglio scientifico dell’INAF, e Raffaele Gratton dell’INAF di Padova, ma la situazione non è rosea lo stesso. All'inizio dell'articolo, gratuito su Arxiv, gli autori (il secondo, della dinastia di “Eta Carinae“) ricordano che Bettisa Gozzadini (1209-1261) e Novella D’Andrea (1333-?) sono state le prime donne ad insegnare all'Università di Bologna Bei tempi. Nell'era moderna, la prima ad ottenere una cattedra universitaria è stata Margherita Hack, nel 1964. In mezzo secolo, si sono fatti progressi:

PAOLO osserva l’Universo

LA VOCE DEL MASTER - C’è chi parte per le Canarie per cavalcare le onde del mare e chi per polarizzare le onde elettromagnetiche. Su un’isola dell’arcipelago delle Canarie è da poco pienamente operativo un nuovo strumento: il Polarimeter Add-On for the LRS Optics, altrimenti detto PAOLO. PAOLO è un polarizzatore, cioè un filtro che seleziona la radiazione elettromagnetica a seconda della direzione dell'oscillazione dell’ onda che viene captata. È stato istallato sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG), un telescopio di 3,58 metri di diametro situato sulla sommità dell'isola di San Miguel de La Palma nell’arcipelago delle isole Canarie, ed è il più importante strumento ottico della comunità astronomica italiana. Questo nuovo filtro migliorerà notevolmente le capacità di analisi di TNG: la sua importanza nelle osservazioni sta infatti nell’aumentare la comprensione su come avvengono le emissioni elettromagnetiche provenienti da corpi celesti in una specifica regione dello spazio

L’acqua primordiale di DG Tau

CRONACA - Centinaia o forse migliaia di oceani d’acqua si troverebbero, sotto forma di vapore acqueo, all’interno di un disco di gas e polveri attorno alla giovane stella variabile DG Tau, distante 450 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione del Toro da cui, entro alcuni miliardi di anni, si formerà un sistema planetario. Una scoperta importante che ci permetterà di capire com’è “arrivata” l’acqua sulla Terra, e di aggiungere un piccolo frammento in quel complicato puzzle che è la comprensione dell’origine della vita sul nostro pianeta. Un gruppo internazionale di ricercatori utilizzando i dati ripresi dal telescopio spaziale Herschel dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha scoperto che il Sistema Solare non è l’unico sistema planetario ad avere abbondanza di acqua. I ricercatori ritengono che attorno a DG Tau l’acqua si trovi, nelle regioni più esterne del disco che circonda la stella, sotto forma di ghiaccio legato a particelle di polvere. In questa regione la temperatura è ben al di sotto dei -100 gradi, qui il ghiaccio d’acqua sottoposto all’irraggiamento stellare, si riscalda trasformandosi in vapore acqueo e quindi diventando accessibile agli strumenti di Herschel. Grazie alla sublimazione del ghiaccio i ricercatori hanno quindi potuto stimare la quantità di acqua presente nel sistema

Telescopio cerca sponsor

POLITICA - Non c'è pace, sembra, per Vst (Vlt Survey Telescope), il grande occhio italiano che dalla cima del Cerro Paranal, in Cile, ha appena iniziato a gettare lo sguardo nell'immensità dei cieli del sud. Era giugno scorso quando, dopo oltre 10 anni di lavori, 15 milioni di euro investiti e disastrosi incidenti di percorso eroicamente superati, lo scalognato telescopio spalancava la sua pupilla da 2,6 metri di diametro. Le prime immagini, riprese con il suo obiettivo esagerato da 268 mega-pixel, sono mozzafiato. Gli astronomi gongolano. Finalmente le aspettative della comunità scientifica e gli sforzi di tante persone dedicatesi alla costruzione del Vst sono ripagati. Si brinda. Passano pochi mesi (io nel frattempo ho lasciato la redazione di Media Inaf, dove seguivo da vicino le vicende dell'astronomia nazionale e non solo), e leggo un articolo che non lascia presagire niente di buono: “L'Italia non ha soldi per interpretare i dati dal nuovo telescopio in Cile”. È su Science online, e riprende in realtà un allarme lanciato da L'Espresso qualche settimana prima. Ma come? Non ha fatto in tempo a entrare in funzione che già Vst potrebbe dire addio alle stelle (della serie, è stato breve ma intenso)? POLITICA - Non c'è pace, sembra, per Vst (Vlt Survey Telescope), il grande occhio italiano che dalla cima del Cerro Paranal, in Cile, ha appena iniziato a gettare lo sguardo nell'immensità dei cieli del sud. Era giugno scorso quando, dopo oltre 10 anni di lavori, 15 milioni di euro investiti e disastrosi incidenti di percorso eroicamente superati, lo scalognato telescopio spalancava la sua pupilla da 2,6 metri di diametro. Le prime immagini, riprese con il suo obiettivo esagerato da 268 mega-pixel, sono mozzafiato. Gli astronomi gongolano. Finalmente le aspettative della comunità scientifica e gli sforzi di tante persone dedicatesi alla costruzione del Vst sono ripagati. Si brinda. Passano pochi mesi (io nel frattempo ho lasciato la redazione di Media Inaf, dove seguivo da vicino le vicende dell'astronomia nazionale e non solo), e leggo un articolo che non lascia presagire niente di buono: “L'Italia non ha soldi per interpretare i dati dal nuovo telescopio in Cile”. È su Science online, e riprende in realtà un allarme lanciato da L'Espresso qualche settimana prima. Ma come? Non ha fatto in tempo a entrare in funzione che già Vst potrebbe già dire addio alle stelle (della serie, è stato breve ma intenso)?

Un diamante che brilla nello spazio

NOTIZIE - Il diamante più grande si trova nella costellazione del serpente, nel cuore del pianeta in orbita attorno alla pulsar PSR J1719-1438. Più grande di quanto possiate immaginare, se incastonato in un anello di fidanzamento non passerebbe senz'altro inosservato, ma certamente difficile da recuperare a 4000 anni luce dalla Terra. Per scoprirla sono stati utilizzati tre radiotelescopi collocati in diversi continenti: il Parkes in Australia, il Lovell in Inghilterra e il radiotelescopio Keck alle Hawaii.

Freddo Universo (ma Planck lo vede)

NOTIZIE - L’Universo è un piatto che va servito (anche) freddo. Solo così infatti è possibile osservare le fasi iniziali della sua formazione. E proprio un catalogo di migliaia di sorgenti estremamente fredde è quello che è stato offerto (insieme ad altri dati e immagini) ieri dai i responsabili del progetto Planck, la missione ESA che vede collaborare numerosi enti di ricerca, fra i quali anche ricercatori INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste, la Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati e l’Università di Trieste nella conferenza stampa tenutasi in contemporaneamente a Parigi e Roma.
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