APPROFONDIMENTOCRONACA

La distribuzione della CO2 atmosferica

Uno strumento a bordo del satellite Aqua ha mappato la distribuzione dell’anidride carbonica nella troposfera, la porzione dell’atmosfera responsabile dell’effetto serra

NOTIZIE – Era compito di OCO, ma il satellite NASA che doveva monitorare la distribuzione  e i flussi della CO2 atmosferica si è inabissato miseramente nell’oceano lo scorso febbraio (per un guasto in fase di lancio) e della questione se n’è dovuta occupare Aqua, la sonda NASA che da dieci anni orbita intorno alla Terra per studiare le precipitazioni, i cicli dell’acqua e lo stato di mari e oceani del nostro pianeta. Grazie allo strumento Atmospheric Infrared Sounder (AIRS) a bordo della sonda gli scienziati hanno potuto osservare che la distribuzione dell’anidride carbonica è molto disomogenea con variazioni regionali fino al 5%.

Muostafa Chahine, responsabile dello strumento AIR al Jet Propulsion Laboratory, ha presentato le mappe che mostrano l’evoluzione quotidiana delle concentrazioni di CO2 nella troposfera (12 km di altezza) elaborate insieme al suo team al meeting dell’American Geophysical Union. Come ci si può aspettare le concentrazioni più alte sono localizzate nell’emisfero nord, dove si trova la maggioranza dell’industria mondiale. “L’emisfero sud è una sorta di rete – qualcuno la chiama la ‘discarica’ della CO2 dell’emisfero nord,” ha spiegato Chahine.

Il dato è importante perché è proprio nella troposfera che avviene quello che gli scienziati chiamano effetto serra (la riflessione verso terra dell’energia termica emessa dal nostro pianeta). Le immagini di AIRS sono una vera e propria fotografia del fenomeno.

La concentrazione media dell’atmosfera oggi è di 380 ppm, ma da regione a regione varia anche di 20 ppm. Ogni anno l’aumento medio è di 2 ppm. I dati di AIRS potrebbero aiutare anche a comprendere come l’anidride carbonica viene sottratta all’atmosfera: “emettiamo otto gigatoni di CO2 all’anno, di cui metà resta nell’atmosfera. Dove va il resto?”

Un altro merito dello strumento AIRS è quello di puntare l’attenzione sugli effetti di riscaldamento dovuti al vapore acqueo. Lo strumento infatti è stato originariamente pensato proprio per monitorare l’acqua allo stato di gas presente nell’atmosfera. Il vapore acqueo contribuisce molto all’effetto serra. Se temperature più elevate significano anche maggiore evaporazione, e maggiori concentrazioni di acqua nell’aria producono un effetto serra più marcato, l’escalation di questo effetto è destinata a continuare nei prossimi anni.  AIRS oltre al vapore acqueo e alla CO2, rileva anche altri gas atmosferici, metano, ozono e monossido di carbonio.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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