CRONACA

Tanti coleotteri, pochi coccodrilli, ma non dipende dall’età

CRONACA -Alcuni gruppi di specie sono più vari di altre. Come spiegano gli autori del nuovo lavoro pubblicato su PLoS Biology, esistono un gran numero di specie di coleottero, ma molto poche di coccodrillo (ma gli esempi sono molteplici). Perché?

L’assunto generale che in qualche modo permea da decenni gli studi sull’evoluzione è che più antica è la linea evolutiva che ha prodotto le specie, più queste tendono a essere diversificate, ma a quanto pare questa regola non supera i test più rigorosi come quello condotto da Micheal Alfaro della UCLA e colleghi.

Il team ha preso in esame quasi 1.400 gruppi di specie multicellulari eucariote (fra animali, vegetali e funghi, per un totale di 1,2 milioni di specie) esaminando la correazione fra il momento in cui le specie si sono diversificate e il loro punteggio di “ricchezza delle specie” (un indicatore pensato dai ricercatori per indicare quanto i gruppi sono diversificati.

Risultato: i due parametri non correlano e l’antichità di una certa linea evolutiva non permette di prevedere il numero di specie in cui questa si diversifica.

Una delle ipotesi alternative invocate dal gruppo per spiegare l’effettiva eterogeneità in numero delle varie linee evolutive invoca il concetto di “zona adattiva”: un gruppo di specie (pipistrelli, balene, pinguini….) riempie fino all’orlo la capacità che è determinata dalla nicchia ecologica in cui vivono per poi fermarsi.

Questo significa che al nascere di un ramo evolutivo il tasso di diversificazione sarà alto per poi fermarsi quando si è raggiunto il “limite ecologico” per quel gruppo e, a meno che una specie non si estingua e venga rimpiazzata o si sviluppi qualche carattere molto diverso che fa muovere la specie in una nuova zona adattiva, la diversificazione si fermerà.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. E non avete considerato che ecologicamente proponendosi è più facile avere più specie di coleotteri, in un certo qual modo più “elastiche”, che non più specie di balene, aventi più “restrizioni”.

  2. Io sono un fisico, non un etologo, però ragionando “a braccio” non mi stupisce che animali piccoli (come i coleotteri) siano più variegati di animali grossi (come i coccodrilli).
    Un animale piccolo deve adattarsi a un microambiente (e i microambienti sono molto differenziati), un animale grosso va oltre il microambiente, vive un meso- o macroambiente, dove le differenziazioni sono molto più ridotte.
    Ribadisco è un ragionamento di un profano, per quanto scienziato (di tutt’altra disciplina), quindi magari ho scritto solo un cumulo di sciocchezze (spero però di no).
    Saluti,
    Mauro.

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