domenica, Luglio 5, 2020

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Fase II

Carlo Gnetti, un giornalista di Rassegna Sindacale, e Vittorio Agnoletto, medico e fondatore della Lila, hanno scritto di corsa AIDS: Lo scandalo del vaccino italiano (Feltrinelli editore). Di corsa perché pongono domande senza risposte da anni, mentre servirebbero d'urgenza.
SALUTE

Più donne nei trial clinici per L’HIV (I)

SALUTE - Gli scienziati sono frustrati: sono poche le donne che partecipano ai trial clinici studiati per testare i vaccini anti-HIV nei Paesi in via di sviluppo, quelli in cui l’AIDS risulta più diffuso. Le donne, stando a quanto discusso alla Conferenza AIDS Vaccine 2012 che si è tenuta a Boston dal 8 al 12 settembre, rappresentano solo un quinto di coloro che partecipano a questi test di sperimentazione. Le ragioni di questa latitanza – nei Paesi in via di sviluppo – sono connaturate al contesto sociale e alle difficoltà incontrate dalle eventuali volontarie. Devono evitare una gravidanza durante tutta la sperimentazione, essere libere di potersi esporre come soggetti a rischio, subendo lo stigma da parte della comunità in cui vivono, chiedere il consenso dei familiari, spesso negato, e infine potersi sottoporre a numerose visite ed esami, magari a chilometri di distanza da casa. In altri test – cita l’autore dell’articolo pubblicato su Nature - i partecipanti hanno dovuto presenziare a 22 visite e 7 esami in 18 mesi, recandosi ogni volta sul luogo della sperimentazione. E questi problemi si riscontrano anche per altre patologie, come nel caso del vaccino contro il papilloma virus in Mali
SALUTE

Una buona mutazione?

SALUTE - Una delle caratteristiche più preoccupanti di HIV è la sua capacità di mutare continuamente e in modo veloce. Se da un lato molte mutazioni sono svantaggiose per il virus, rendendolo non più in grado di replicare, altre sono responsabili di resistenze ai farmaci in uso. Più in generale la grande ‘variabilità genetica’ causata da queste numerose mutazioni rende difficile lo sviluppo di vaccini che possano veramente funzionare. Questa volta invece l’identificazione di una nuova mutazione, chiamata 172K, sembra portare buone notizie: in combinazione con altre mutazioni sarebbe associata a maggiore sensibilità a due classi di farmaci antiretrovirali. Si tratta di un polimorfismo, cioè di una variante genetica presente in più dell’1% dei ceppi virali circolanti, che viene mantenuta per selezione naturale. In questo caso la prevalenza è del 3% e la sua presenza non interferisce con le normali attività del virus, ad esempio con la sua aggressività e capacità replicativa. Oltre a presentarsi in campioni clinici, quindi prelevati dai pazienti, la mutazione è stata rintracciata anche nei sottotipi usati in laboratorio, come si legge nello studio pubblicato su Journal of Biological Chemistry, e guidato da Stefan Sarafianos, professore di microbiologia e immunologia molecolare alla School of Medicine dell’Università del Missouri.

L’AIDS prima e dopo il vertice

SALUTE - La XIX conferenza mondiale sull'AIDS si teneva la settimana scorsa negli Stati Uniti per la prima volta dal divieto, nel 1987, di ingresso nel paese agli stranieri sieropositivi, abrogato nel 2010. Apriva sotto il segno di un "cauto ottimismo". Giustificato? Sì, ma...

Lo yogurt del prof. Ruggiero, cont.

IL PARCO DELLE BUFALE - Nel gennaio scorso, segnalavamo che all'Università di Firenze, il prof. Marco Ruggiero sosteneva che l'HIV non causa l'AIDS. Pochi giorni dopo, gli amministratori dell'Hivforum ne informavano il Rettore, come molte altre autorità prima di lui, e chiedevano alcuni chiarimenti. Questa volta, grazie anche a un articolo su Nature, sono arrivati. In sintesi, il prof. Ruggero può raccontare che l'HIV non esiste, non è mai stato isolato, è frutto di un complotto internazionale ecc. ecc. , ma non può insegnarlo agli studenti. O come ci hanno scritto, in termini più forbiti, i volontari di Hivforum: La commissione incaricata dal Rettore Tesi ha terminato la propria istruttoria

Elogio del condom

SALUTE - Succede che a Trieste una farmacista si rifiuta di vendere preservativi perché, come insegna la dottrina cattolica, il fine dell’amore sessuale è la procreazione e “chi non vuole bambini, che si astenga”. Ci sembra inutile commentare l’estremismo e la velleità di una simile opinione, mentre è grave che la funzionaria di un esercizio di tutela della salute pubblica, concesso su licenza dello Stato, abdichi arbitrariamente, in nome delle proprie personalissime idee, al servizio sanitario che, per legge, deve svolgere verso i cittadini. I profilattici sono dispositivi medici, sottoposti al controllo del Ministero della Salute, e dovrebbe essere illegale rifiutarne la vendita. Di certo, un comportamento simile (peraltro, non è il primo caso, un altro era già esploso a Roma) meriterebbe provvedimenti da parte dell’Ordine: viola ripetutamente il codice deontologico del farmacista al cui articolo 1 si specifica che: “il farmacista deve svolgere il ruolo di educatore sanitario”, “essere sempre attento e sensibile alle necessità sociali e sanitarie” e “aggiornare costantemente le proprie conoscenze scientifiche”.

Montagnier direttore: i Nobel insorgono

POLITICA - Succede in Africa ma interessa tutti, anche l'Italia. 45 (su Nature leggerete 35, ma nel frattempo sono aumentati) premi Nobel hanno aderito alla protesta formale inoltrata al presidente del Camerun per la nomina di direttore ad interim del premio Nobel Luc Montagnier del Chantal Biya International Reference Centre (CIRCB) nella città di Yaoundé. Che cosa non va in questa nomina? "I problemi sono almeno due" spiega Vittorio Colizzi, virologo dell'Università di Torvergata, che ha diretto il centro in questione per ben tre anni, e cioè fino alla scorsa primavera. Da un lato, continua Colizzi, c'è un anomalia amministrativa. Il CIRCB da un anno cerca di dotarsi di un direttore con pieni poteri perché fino adesso le responsabilità sono state suddivise, i poteri amministrativi e finanziari erano dati a un amministratore camerunese e i poteri scientifici a un direttore internazionale. "Io sono stato direttore scientifico per tre anni ma questo sistema non ha funzionato," continua lo scienziato, "allora il presidente (del Camerun) ha stilato un nuovo statuto dove ha recepito queste difficoltà e ha previsto, come fanno altre istituzioni scientifiche, la presenza di un solo direttore con compiti sia scentifici che amministrativi. Questo è successo il 31 di maggio."

Peter Duesberg, l’AIDS e lo yogurt del prof. Ruggiero

IL PARCO DELLE BUFALE - Con Marco Ruggiero e altri autori, Peter Duesberg (ri)pubblica un tentativo di smentire la correlazione tra HIV e AIDS sull'Italian Journal of Anatomy and Embryology, una rivista dell'università di Firenze. Peter Duesberg, il primo a isolare un oncogene, era ritenuto dai colleghi un bravo oncologo sperimentale e, per l’aspetto teorico, un bastian contrario (ci vogliono) un po' arrogante e parecchio testardo. Dal 1987 nega la correlazione tra HIV e AIDS: il retrovirus sarebbe un’invenzione di colleghi al soldo di Big Pharma, la sindrome è causata dallo stile di vita di gay e drogati (rif. il suo libro AIDS. Il virus inventato)

Altra delusione

SALUTE - Al vertice sull'AIDS di Vienna nel luglio 2010, erano stati annunciati risultati incoraggianti: in 889 volontarie di Durban e di un villaggio del Kwazulu-Natal, un gel vaginale riduceva del 39% le infezioni da HIV e del 54% se era usato regolarmente prima e dopo i rapporti sessuali. Una prevenzione, anche se imperfetta, sembrava a portata di mano e doveva confermarlo un esperimento clinico che è appena stato interrotto. I dati di Qurraisha e Salim Abdul Karim, e degli altri ricercatori del Center for the AIDS Programme of Research in South Africa, pubblicati su Science, erano la promessa di una svolta, in attesa di un vaccino. Già un anno prima, una valutazione preliminare dei risultati aveva dato il via allo studio VOICE che era iniziato nel settembre 2009 con 5.000 volontarie in Sudafrica, Uganda e Zimbabwe. Lo scopo era di controllare la sicurezza (non tossicità), l'efficacia e l'accettabilità (uso regolare) di due forme di prevenzione. Una consisteva nell'applicazione quotidiana di un gel microbicida a base di tenofovir, e l'altra con una pillola quotidiana contenente solo tenofovir o in combinazione con un altro anti-retrovirale
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