martedì, Luglio 7, 2020

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PKMZeta, dolore e memoria

NOTIZIE - PKMzeta, una molecola mica da poco. Ricordate il film “se mi lasci ti cancello” (o per gli amanti del fumetto le pilloline rosse e blu che Jill Bioskop ingurgitava ne “La donna trappola” di Enki Bilal)? La PKMzeta un giorno potrebbe essere la chiave per cancellare dalla testa memorie dolorose, o il dolore stesso. Già era noto il ruolo di questa proteina nel rafforzare la connessione fra due neuroni, il meccanismo fisiologico alla base della memoria in generale - esemplari in questo senso gli esperimento di Todd Sacktor che nel 2006 è riuscito a cancellare memorie ben di lunga data nel cervello dei topi e quest’anno è riuscito a far riemergere, sempre nei topi, ricordi ormai perduti -. Ora un recente lavoro, pubblicato sul Journal of Neuroscience e condotto da Marina Asiedu e Dipti Tillu dell’Università dell’Arizona. dimostra che questa proteina è implicata anche nel processo fisiologico che dopo un intenso dolore fisico rende localmente il sistema sensoriale sensibile al dolore per un certo periodo.

Le onde del sogno

NOTIZIE - Osservando l’attività elettrica del cervello immediatamente prima del risveglio è possibile prevedere la probabilità di ricordare i sogni appena fatti. L’osservazione fatta dal team di Cristina Marzano del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno all’Università La Sapienza di Roma è importante soprattutto perché suggerisce che i meccanismi neurofisiologici di immagazzinamento e recupero dei ricordi episodici potrebbero essere gli stessi in qualsiasi stato di coscienza (veglia o sonno) Molti scienziati sospettano che l’attività di sognare svolga un ruolo importante nella consolidazione dei ricordi. Da tempo è noto che il cervello processa nel sonno le informazioni acquisite durante la veglia, anche se la precisa funzione dei sogni è ancora incerta. Il nuovo studio pubblicato sul Journal of Neuroscience supporta l’ipotesi di un collegamento fra la fisiologia del sognare a quella del ricordare.

Distratti dalle sigarette

CRONACA - MS Classic Soft, Bis, Camel Natural Flavor, Colombo K.S. Filter, Davidoff Magnum, Linda, 821 Full, Ms Bionde, Super Filtro, MS International 100's, MS Red Box, Nazionale Box, Nazionali Filtro, Rothmans International. Pare che queste siano le sigarette con il maggior quantitativo di nicotina (1 mg), seguite dalle varie tipologie di Marlboro, che vanno dai 0.8 ai 0.6 mg per sigaretta (www.fumo.it). Va detto che si tratta di stime standardizzate, realizzate con delle macchine “fumatrici” che, se è vero che garantiscono l'esattezza della proporzione fra le diverse marche (la macchina “fuma” tutte le marche allo stesso modo), non garantiscono che quella segnalata sui pacchetti di sigarette sia l'effettiva quantità di nicotina aspirata da ciascun fumatore. La “smoking machine”, realizzata per testare i contenuti delle sostanze nelle varie marche, aspira il contenuto di una sigaretta attraverso un tampone, che trattiene le particelle di fumo e lascia filtrare il gas. I gas vengono analizzati per misurarne il livello di monossido di carbonio, mentre attraverso varie operazioni di disidratazione del particolato totale (quello che resta intrappolato nel tampone) si estrae la nicotina e se ne determina il livello all'interno del campione analizzato. Ma noi non siamo delle “smoking machine”, quindi ognuno di noi fuma in una maniera differente, anche da situazione a situazione, aspirando di più o di meno il contenuto della sigaretta. I fumatori mi capiranno: ci sono volte in cui una sigaretta dura un certo “tot”, mentre altre – per esempio prima di un esame – in cui quel “tot” si riduce alla sola “t” e la sigaretta sembra dissolversi come se fosse lunga la metà!

Viavai nel tempo

IL PARCO DELLE BUFALE. Intendiamoci, Lars Nyberg e gli altri ricercatori guidati da Endel Tulving, uno dei grandi specialisti della memoria, hanno compiuto un primo tentativo di mappare la cronestesia, come ci rappresentiamo un ambiente familiare, un bosco per esempio, così come potrebbe esser stato l'autunno scorso o potrebbe diventare a primavera. E di capire in che cosa la cronestesia si differenzia dai ricordi. Infatti hanno osservato che l'ippocampo non interviene nel tempo immaginato mentre si mobilita se viene evocata una passeggiata realmente avvenuta. Si guardano bene dare un'interpretazione esagerata dei loro risultati, ripetono che altri devono replicarli. Insomma fanno i modesti.
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