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Una pesca molto INN

AMBIENTE - Colombia, Ecuador, Panama, Portogallo, Venezuela e Italia. Cosa li accomuna? Secondo un rapporto biennale della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Admistration) si tratta di Stati la cui pesca è molto, anzi troppo INN. Che non sia un gran complemento lo si comprende dal significato dell’acronimo: INN sta per pesca Illegale, Non dichiarata e Non documentata.

È una marcia di protesta!

IL CORRIERE DELLA SERRA - Nel 2000, il gruppo di Yvon Le Mahon, dell'università di Strasburgo, ha inanellato 50 pinguini reali di Possession Island già dotati di minuscoli transponder sottocutanei e ne hanno comparato la durata di vita e il numero di figli con quelli di 50 solo con il transponder. (In generale, i ricercatori preferiscono gli anelli che, oltre a costare poco, consentono di seguire l'animale da lontano con un binocolo, mentre per ricuperare i dati di un transponder così piccolo bisogna andargli vicino). Sull'arco di dieci anni, i pinguini inanellati aveva un tasso di sopravvivenza inferiore del 16% e addirittura un 39% di piccoli in meno rispetto agli altri. La mortalità degli inanellati è del 16% superiore in media su dieci anni, però del 30% nei primi 4,5 anni di vita, dopo la differenza scompare. Forse non tutti i giovani inanellati mancanti all'appello sono finiti cadaveri in mare, magari qualcuno ha raggiunto un'altra colonia, spinto a emigrare per un qualche motivo non condiviso da quelli con il solo transponder.
LA VOCE DEL MASTER

Il volo più raro del calabrone***

LA VOCE DEL MASTER - Uno studio americano pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, il primo così approfondito, ha rilevato un vistoso declino di alcune specie di calabrone (nella fattispecie, Bombus occidentalis, B. pensylvanicus, B. affinis, e B. terricolae) e una netta contrazione del loro areale di distribuzione negli Stati Uniti e in Canada. La ricerca, durata tre anni, si è basata su dati storici, più di 73.000 documenti museali raccolti dal 1800 in poi, relativi a circa 400 siti, confrontati con monitoraggi condotti a livello nazionale che hanno coinvolto più di 16.000 campioni.

Fragole con broccoli

Il bromuro di metile - un pesticida usato per fumigare le colture, disinfestare le derrate alimentari e anche per derattizzare...

Ornitomanti cercasi

Per i cittadini della cittadina di Beebe, in Arkansas, il 2010 si è concluso con un episodio piuttosto particolare. Circa...

L’odore che non piace alle mosche

CRONACA - L’erba gatta (Nepeta cataria) potrebbe far felici gli allevatori di bestiame di tutto il mondo ma creare qualche problema alle mosche. Un report pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry rivela che la pianta ha un forte potere repellente verso le mosche che infestano mucche e cavalli. Negli Stati Uniti questi insetti causano danni per 2 miliardi di dollari all’industria dell’allevamento di bovini.

Il mercato dell’auto si elettrizza

COSTUME - Il mercato dell’auto conta. Basta vedere (e in questi giorni ahimè la vicenda diegli stabilimenti di Pomigliano sta focalizzando l’attenzione dell’intera nazione) quanto è presente sulle pagine dei giornali. È un mercato che ha costituito nel secolo scorso uno dei più importanti settori nell’economia dei paesi industrializzati. Oggi si dice, è in declino, complice la crisi economica. Certo è che in qualche modo questo settore “pesante” inizia a incarnare meno lo spirito del tempo. L’automobile, mezzo costoso, comincia forse a vacillare anche come status symbol - anche se la mania per i SUV mi fa venire qualche dubbio in proposito -. Eppure dati alla mano, il settore è in forte calo, e molte compagnie automobilistiche stanno cerando di reinventarsi tracciando nuove rotte occupando nuove nicchie. Ringraziando il cielo, una delle nicchie adocchiata dai grandi produttori è quello delle auto ecologiche, per catturare quella grossa fetta di possibili acquirenti preoccupati per il riscaldamento globale, la vivibilità degli ambienti urbani, l’ambiente in genere. È possibile dunque che nei anni vedremo in giro sempre più auto elettriche (sarà questo il nuovo status symbol del millennio?)

In un mondo di Pizzly

AMBIENTE - Il primo ibrido lo hanno visto e catturato nel 2006 ed era un incrocio tra un orso polare e un grizzly, la sottospecie americana di orso bru no: l’animale aveva alcune macchie scure su una candida pelliccia bianca. Ora, imbalsamato, fa bella mostra di se a casa del cacciatore Jim Martell a Glenn Ferry. Lo hanno chiamato Pizzly, altri hanno proposto Prizzly, qualcun altro Grolar. La fantasia in questi casi non manca mai. Evidentemente frutto di un “incontro amoroso” tra due specie che, almeno in tempo storici, non si sono mai incontrate perché separate da una barriera naturale molto efficiente: i ghiacci artici. Dove l’orso polare è re incontrastato e dai quali i grizzly si tengono alla larga. I ghiacci nordici però si stanno riducendo stagione dopo stagione e questo costringe gli orsi polari a passare molto più tempo sulla terraferma e incontrare così i loro simili più scuri. Brendan Kelly del NOAA, autore della ricerca sui nuovi ibridi artici ed esperto zoologo, prevede che entro la fine del secolo il ghiaccio marino del Mar Glaciale Artico durante l'estate sarà del tutto assente. Con conseguenze pesanti sugli equilibri di questi ecosistemi.
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