POLITICA

Che cosa resta della legge 40?

POLITICA - Dopo la decisione del governo italiano di ricorrere, allo scadere dei tre mesi previsti, contro la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che il 28 agosto scorso aveva bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita, si riaccende il dibattito su una normativa che, in otto anni dalla sua emanazione, è stata smontata, modificata, aggiustata, messa in discussione da un totale di 19 pronunciamenti giudiziari. Ma che, per quanto si provi a raddrizzare il tiro, resta una legge nata male e, a furia di continue modifiche, è diventata un pastrocchio. La cosa migliore da fare, a questo punto, sarebbe solo una: stracciarla e riscrivere daccapo la legge sulla fecondazione assistita.
SALUTE

Il “caso di Bella” delle staminali

SALUTE - Una malattia terribile, come l’atrofia muscolare spinale o Sma. Il miraggio della cura miracolosa. La battaglia di chi la reclama a gran voce. La comunità scientifica che si oppone. Le autorità sanitarie e giudiziarie che intervengono. E l’opinione pubblica si spacca, tra le ragioni del cuore e quelle della scienza. La torbida vicenda legata alla terapia a base di cellule staminali messa a punto dalla Stamina Foundation di Davide Vannoni (uno che si definisce “neuroscienziato”, ma è laureato in lettere) e praticata da Marino Andolina, ex coordinatore del...
CRONACA

Taranto, inquinamento killer

CRONACA - A Taranto si muore di più. Di più per tutte le cause di malattia. Di più rispetto al passato. Di più rispetto al resto della provincia, della regione e di gran parte della Penisola. È un fatto ormai accertato dalle indagini epidemiologiche, e in particolare dal progetto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), il monitoraggio nazionale dell’Istituto superiore di sanità (Iss), sulla mortalità e il rischio sanitario delle persone che vivono nei posti più inquinati d’Italia, tra cui appunto capoluogo...
CRONACA

Il Dna diventa “social”

PODCAST - Non solo foto, canzoni e video delle vacanze. Su Facebook e altri siti online c’è già chi condivide con gli amici virtuali anche il proprio Dna. Benvenuti nell’era del social networking genetico, una nuova tendenza che si sta facendo strada in Rete e promette di sconvolgere le relazioni tra persone, connettendo individui affini tra loro non più in virtù di gusti e interessi simili, bensì delle sequenze A-T e C-G in cui è scritto il codice della vita. “A pensarci bene, il Dna è un contenuto social per eccellenza: ce l’abbiamo tutti e troveremo sempre qualcosa da dire in proposito, circa le nostre origini genealogiche, la predisposizione a certe patologie o le attitudini caratteriali, vere o presunte, riportate dai test genetici predittivi”, osserva Sergio Pistoi, biologo e giornalista scientifico, autore del libro “Il Dna incontra Facebook”
SALUTE

Nanoparticelle, quali rischi per la salute?

SALUTE - Un po’ alla chetichella, senza dar troppo nell’occhio, le nanotecnologie sono entrate nella nostra vita. Alimenti, cosmetici, tessuti, prodotti elettronici, materiali edili sempre più spesso contengono nanoparticelle, strutture ultra piccole, nell’ordine di un miliardesimo di metro (dimensioni comparabili a quelle di un virus e infinitamente più piccole rispetto a una cellula) in grado di conferire alle sostanze proprietà del tutto inedite. Quando si smonta e rimonta la materia su scala atomica, si possono creare prodotti incredibili, come vetri autopulenti, tute ignifughe, vernici antigraffio, superfici antibatteriche, spugne mangia-petrolio, farmaci-robot......
PODCASTULISSE

MrPod – L’intelligenza è femmina. O no?

ASCOLTA IL PODCAST! [audio https://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/07/intervista-rumiati2.mp3] MRPOD - Finalmente, dopo un secolo, le donne hanno battuto gli uomini nei test d'intelligenza. Almeno questo è quanto ha dichiarato alla stampa nei giorni scorsi James Flynn, psicologo neozelandese considerato tra i maggiori esperti di QI. La notizia (non ancora pubblicata su una rivista scientifica) ha fatto rapidamente il giro del mondo. Si è parlato di "sorpasso storico", dato che da quando sono stati inventati i test d'intelligenza, nei primi del Novecento, le donne hanno sempre ottenuto punteggi più bassi, anche di cinque punti, rispetto alla controparte maschile, al punto da persuadere qualcuno dell'innata inferiorità dell'universo femminile. Ovviamente, la differenza tra i sessi non è, e non è mai stata, genetica, ma semmai socioculturale. "Negli ultimi cento anni – ha detto Flynn – i test hanno dimostrato un incremento del quoziente intellettivo in entrambi i sessi, ma le donne hanno progredito più rapidamente perché in passato erano svantaggiate". Oggi, che galoppano il doppio per destreggiarsi tra lavoro e famiglia, sono diventate gioco-forza multitasking e hanno sviluppato capacità cognitive superiori. Ma è possibile davvero fare queste distinzioni tra il cervello maschile e il cervello femminile? Ne parliamo con Raffaella Rumiati, professoressa di neuroscienze cognitive alla Sissa di Trieste.
CRONACAULISSE

Green Hill: caso chiuso?

CRONACA - Dopo le tante proteste degli animalisti, il corpo forestale dello Stato ha messo sotto sequestro Green Hill, lo stabilimento di Montichiari, in provincia di Brescia, dove sono allevati circa 2.700 beagle destinati ai laboratori di ricerca (non di “vivisezione”, che non viene più praticata da tempo). “Ci auguriamo che gli accertamenti in corso, disposti dalla Procura di Brescia, possano fare luce sulle reali condizioni di vita degli animali rinchiusi nei padiglioni della struttura”, hanno dichiarato la Lav e Legambiente, esprimendo soddisfazione per la chiusura di quello che hanno sempre chiamato “il lager di Green Hill”. La notizia della liberazione dei cani ha già fatto il giro del web, suscitando un’ondata di euforia collettiva.
SALUTE

Elogio del condom

SALUTE - Succede che a Trieste una farmacista si rifiuta di vendere preservativi perché, come insegna la dottrina cattolica, il fine dell’amore sessuale è la procreazione e “chi non vuole bambini, che si astenga”. Ci sembra inutile commentare l’estremismo e la velleità di una simile opinione, mentre è grave che la funzionaria di un esercizio di tutela della salute pubblica, concesso su licenza dello Stato, abdichi arbitrariamente, in nome delle proprie personalissime idee, al servizio sanitario che, per legge, deve svolgere verso i cittadini. I profilattici sono dispositivi medici, sottoposti al controllo del Ministero della Salute, e dovrebbe essere illegale rifiutarne la vendita. Di certo, un comportamento simile (peraltro, non è il primo caso, un altro era già esploso a Roma) meriterebbe provvedimenti da parte dell’Ordine: viola ripetutamente il codice deontologico del farmacista al cui articolo 1 si specifica che: “il farmacista deve svolgere il ruolo di educatore sanitario”, “essere sempre attento e sensibile alle necessità sociali e sanitarie” e “aggiornare costantemente le proprie conoscenze scientifiche”.
IN EVIDENZAPOLITICAULISSE

Il ministro Catania risponde sul “caso Inran”

POLITICA - “Tutto è a rischio, e nulla è a rischio. Stiamo facendo a livello di governo una riflessione su tutto il sistema degli enti pubblici, e l’Inran non è in condizioni diverse dagli altri enti. Ma le funzioni dell’Inran non spariranno, saranno eventualmente aggregate”. Così si è espresso il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, a margine dell'inaugurazione di “Eataly”, il forum del Pd sull'agricoltura a Roma, circa l’allarme di un’eventuale chiusura dell’Istituto nazionale della ricerca per gli alimenti e la nutrizione. Per Catania, “non esiste un caso Inran”, in quanto non è stata ancora presa la decisione di sopprimere l’ente. Tuttavia, dalle sue parole si evince che l’ipotesi non è neppure esclusa. “Quando e se lo decideremo, valuteremo il da farsi”, prosegue il ministro del Mpaaf. “Se anche venisse soppresso l'Inran attraverso un accorpamento con altri enti, questo non significa che sopprimiamo le funzioni dell’istituto e la ricerca che fa con i suoi ricercatori. In una fusione tra due o tre enti, al massimo scomparirà il nome, ma i ricercatori li portiamo dietro”. Chissà, invece, che fine farà il personale precario, che all’Inran è circa la metà di quello di ruolo.
IN EVIDENZAPOLITICAULISSE

L’Inran non deve morire

OLITICA - L’Istituto nazionale per la ricerca sull’alimentazione e la nutrizione (Inran), l’ente che ha promosso la dieta mediterranea nel mondo, potrebbe chiudere battenti. Il motivo? Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), a cui l’Inran afferisce, sta facendo pulizia nel marasma di enti e società sotto la propria vigilanza. Riordino, soppressione, riduzione sono le parole d’ordine, in tempo di spending review. Ma c’è il rischio di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Nel mirino del Mipaaf ci sono organismi disparati e con compiti spesso sovrapposti. Alcuni si occupano di agricoltura, come il Cra (Consiglio per la ricerca in agricoltura), con 1.800 dipendenti e 47 centri sparsi per l’Italia, e l’Inea (Istituto nazionale di economia agraria), con 300 dipendenti e 20 filiali regionali. Spicca l’Inran, che fa ricerca sull’alimentazione e conta circa 250 persone, dopo l’accorpamento nel 2010 di due enti più piccoli, l’Ense (Ente nazionale sementi elette, 100 dipendenti) e l’Inca (Istituto nazionale per le conserve alimentari, 16 dipendenti). Poi ci sono gli enti economici, come l’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare), che finanzia l’acquisto dei terreni da parte degli agricoltori e ha un organico di circa 150 persone, l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) che distribuisce fondi comunitari per quasi 7 miliardi l’anno. Nell’elenco rientrano inoltre società controllate da questi stessi organismi, come la Sin (Sistema informatico agricolo nazionale), l’Isa (Istituto per lo sviluppo agroalimentare), l'Agecontrol, l'Agensud.
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